Marocco. L’accecante luce del Sahara

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Il deserto consuma l’uomo come il fuoco consuma un albero, dice una massima araba. E niente è mutato dove uomini e cammelli affrontano il Sahara tenendo il passo del Corano o della Bibbia. Il deserto resta un banco di prova terribile anche per coloro che vi si cimentano a bordo di veicoli ultramoderni. Le drammatiche avventure del Rally Parigi – Dakar lo documentano.

Costituisce già un’impresa resistere alla luce del Sahara. E’ peggio del demonio: recide i nervi a rasoiate abbaglianti, secca gli occhi e i pensieri, fa saltare i relais del cervello. Nel mito e nelle paure dell’uomo, il deserto ha un nome soltanto, Sahara, e un’immagine soltanto, quella delle dune. Non c’è un deserto più grande del Sahara, nei due emisferi. Si estende attraverso tutta l’Africa, dall’Oceano Atlantico al Mar Rosso, proseguendo verso Est, in Arabia, lungo un fronte di quasi 4.000 chilometri complessivi, dal Marocco al Nilo, e su una fascia, da Nord a Sud, compresa tra i 1.500 e i 1.800 chilometri.

La vita nel deserto è la più dura di tutte le forme di vita. Le temperature a volte raggiungono i 70 gradi durante il giorno e scendono a precipizio nella notte. Ma la storia ci insegna che il Sahara, prima di diventare una regione inospitale, conobbe un clima umido, ebbe una vasta rete idrografica ed era popolato. Le testimonianze sono decine di migliaia: ossa di animali, resti di attrezzi da pesca, documenti fossili di coltivazioni mediterranee, dal grano all’orzo alle piante tessili.

Nel Sahara c’era molta acqua. E ce n’è anche oggi. Circa 450 milioni di anni fa il Polo Sud si trovava dov’è ora il Sahara. E le rocce striate del deserto rivelano l’azione erosiva di antichi ghiacciai.

C’è un mare sotto il deserto.

Sahara Desert, Merzouga

 

 

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