#DesertIslandRecords: i dischi da portare su un’isola deserta.

Non c’è bisogno che ve lo dica io che la musica ricopre una fondamentale importanza nelle nostre vite e ne sottolinea inevitabilmente ogni singolo momento. Bello o brutto.

Ma allo stesso tempo la musica ha un grande potere secondo me. Anzi, forse più di uno. E’ in grado di riunire persone, aiuta a comunicare, ad esprimersi, a gestire le emozioni ed è spesso un rifugio in grado di salvarci dai momenti più bui. Per me è sempre stato così e soprattutto in questo periodaccio se non avessi la possibilità di accendere lo stereo a palla ogni sera quando rientro a casa probabilmente avrei già strangolato qualcuno!

E così, quando Lemu Rina di Lemurinviaggio, qualche giorno fa, mi ha chiesto di partecipare a questo Tag, ideato da Where are Ale&Vale? non ci ho pensato due volte! Devo parlare di musica??? Ma me lo chiedi anche??? Ovviamente SI!

Nonostante in questi giorni diversi impegni lavorativi mi abbiano costretta lontano dal Blog e dai Social, ho voluto trovare il tempo per rispondere a questo Tag e descrivere quali sono per me i CINQUE ALBUM che porterei su un isola deserta.

Non è stato affatto facile sceglierne SOLO CINQUE, ve lo dico subito. Mi sento un po’ in colpa per tutti quelli che sono costretta a lasciare a casa e che sono stati davvero importanti per me!

Ma bando alla ciance. Cominciamo!

Black Celebration – Depeche Mode

Partiamo dal presupposto che dei Depeche Mode metterei in valigia l’intera discografia. Senza se e senza ma. Se c’è un gruppo dei quali non perdo un concerto sono proprio i Depeche Mode. Sono da pochi giorni reduce dal concerto allo Stadio Dallara di Bologna e ho già in mano i biglietti per il prossimo Tour di dicembre. E rigorosamente in Prato Gold, a costo di mangiare pane e cipolla per una settimana!

Non ricordo esattamente quando ho scoperto i Depeche Mode, ma sicuramente ero ancora una bambina. Mia sorella, più grande di me di otto anni, era una fan accanita e sfegatata di Dave Gahan e della sua band e conservava con religiosa devozione tutte le loro cassette (ebbene si, le cassette!), ed io, piccola puzzola inculenta, appena lei usciva di casa gliele rubavo per ascoltarle nella mia cameretta. E quando se ne accorgeva erano dolori. E se ne accorgeva sempre! Non so perché…

Il rapporto tra me e lei non è mai stato idilliaco, forse a causa della differenza d’età (…o forse perché le ho rovinato centinaia di cassette? mah…) ma la passione che ci accomuna per i Depeche Mode ha aiutato ad avvicinarci, soprattutto negli ultimi anni. Quindi GRAZIE Depeche Mode, per le emozioni che mi avete regalato in tutto questo tempo e che sono sicura continuerete a regalarmi, ma soprattutto GRAZIE per avermi fatto capire che la famiglia è la cosa più importante che abbiamo e che questi legami devono essere curati con amore – e tanta pazienza – giorno dopo giorno!

Le canzoni che preferisco dei Depeche non fanno parte dell’album Black Celebration. Allora perchè Black Celebration? Perchè Black Celebration rappresenta il punto di svolta del gruppo, il periodo più angosciante, pessimistico e più cupo, un periodo nero nel quale ognuno inevitabilmente viene risucchiato almeno una volta nella vita ma dal quale si può uscire, reinventandosi, per diventare più forti e fighi di prima!

Photo By Silvia Bonini

Desaparecido – Litfiba

Quella dei Depeche non era l’unica cassetta di mia sorella di cui mi appropriavo indebitamente. Nel mio mangia – cassette Sony giravano senza sosta: Viaggio senza Vento dei Timoria e Desaparecido dei LitfibaEd è sicuramente quest’ultimo che io mi porterei su un’isola deserta.

Calmi, calmi…avete ragione! Terremoto è sicuramente il disco più rock e quello che ha segnato il punto di svolta nella storia dei Litfiba, e irrimediabilmente anche nella mia vita, ma andiamo…Desaparecido è un vero capolavoro visionario e oltretutto terribilmente attuale! Un album che parla di guerre, incroci di razze, di sogni e ribellioni, di ingiustizie e terre lontane ma anche e soprattutto di viaggi! Si, questo album è un grande viaggio onirico, attraverso i deserti d’Africa, il Messico, capace addirittura di farvi volare sul Bosforo fino a raggiungere le strade della mia amata Istanbul! Che allora mi sembrava una meta talmente lontana..e che invece è diventata una tappa costante nella mia vita…vista una, due, tre volte!  E che ancora rivedrei altre cento!

Zakk Wylde – Book of Shadows

Partiamo dal presupposto che oltre all’album io sull’isola deserta mi ci porterei direttamente Zakk Wylde in carne ed ossa…e muscoli…posso?? Dai, dai!!!

A parte gli scherzi (No. Seriamente, non stavo scherzando). Ho conosciuto i Black Label Society abbastanza recentemente nonostante seguissi Wylde quando era chitarrista di Ozzy Osbourne. Ma ho amato ancora di più il suo percorso solista con i meravigliosi Book of Shadows I e II, (più il primo del secondo), un aggrovigliarsi di istinto, sentimenti, tormenti e passioni, voce graffiata, sfoghi, sofferenza. Un album molto più intimo ed intenso ed eseguito alla perfezione. Un capolavoro di emozioni e pelle d’oca!

Photo By Silvia Bonini

System of a down – Toxicity

Toxicity è stato l’album con il quale, nel 2001, ho conosciuto i SOAD, grazie ad un collega di Università. Le loro canzoni mi hanno accompagnato durante tutto quel periodo. Ricordo come se fosse ieri che i miei viaggi in treno verso Parma hanno avuto per diverso tempo come sottofondo solo ed esclusivamente le loro canzoni. A tutto volume. Al mattino alle 6 mi sparavo nelle cuffie Chop Suey! che mi dava una carica pazzesca per affrontare l’intera giornata in Facoltà. Perchè io sono così. Quando vado in fissa per un album sono capace di ascoltarlo a ripetizione fino alla nausea. Lo sa bene chi vive con me…

Da questo momento non ho mai più smesso di ascoltarli e la mia collezione discografica si è arricchita nel tempo di tutti i loro album fino alla pausa della Band nel 2006. Da quel momento ho iniziato a seguire il percorso di Serj Tankian, il leader dei System of a Down, come solista ma anche e soprattutto nel suo impegno e nella lotta contro lo sfruttamento del nostro pianeta. Proprio per questo motivo ero incerta se inserire nella lista l’album Harakiri. Ma tutte le volte che lo ascolto piango come un’aquila e se dovessi trovarmi su un’isola deserto sicuramente l’ultima cosa che voglio fare è piangere!

ZZ Top – Eliminator

Photo By Silvia Bonini

Last but not Least: Eliminator degli ZZ Top. Il biglietto per il concerto al City Sound Festival di Milano degli ZZ Top è stato l’ultimo regalo che ho fatto ad una persona che è stata molto importante per me e che a marzo di quest’anno ha deciso, da un giorno all’altro, che i suoi occhi celesti si sarebbero intonati meglio con l’azzurro del cielo.

Li ricordo, come se fosse ieri, illuminarsi nel momento in cui aprì la scatola nella quale erano conservati i biglietti! Non era facile azzeccare i gusti musicali di quel metallaro dal cuore morbido, ma quella volta lo avevo reso felice! Davvero tanto felice! Missione compiuta!

E, inaspettatamente, quel concerto ha reso felice anche me, siccome il southern rock dei barbuti texani dalle chitarre col pelo non sia proprio il genere di musica per la quale mi strapperei i capelli, quello che è stato di certo il concerto più divertente al quale abbia mai assistito! Ecco perchè porterei con me Eliminator, che non è il loro miglior lavoro ma è sicuramente quello più tradizionale, energico e divertente! Un album senza tempo!

 

Adesso tocca a voi! Sono curiosissima!

 

 

 

 

 

 

 

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